Lo scorso 11 giugno la Science Based Targets initiative ha pubblicato la versione 2.0 del Corporate Net-Zero Standard, la revisione più ampia del framework dal 2021, che riguarda le oltre 11.000 aziende nel mondo con target climatici già validati o in fase di validazione.
Il baricentro dello standard si sposta dalla definizione dell'ambizione all'attuazione: non basta più dichiarare un obiettivo coerente con la scienza climatica, occorre dimostrarne con dati strutturati il percorso e i progressi anno dopo anno.
Il nuovo impianto distingue tra aziende di Categoria A, le imprese di maggiori dimensioni e in economie ad alto reddito, e di Categoria B, che comprendono PMI e contesti meno strutturati, con obblighi proporzionati. Il meccanismo a cascata è però lo stesso già osservato con la CSRD: le aziende di Categoria A dovranno raccogliere dati sempre più granulari lungo la catena di fornitura, trasferendo la richiesta anche ai fornitori di Categoria B.
Il calendario di transizione
- Il Corporate Net-Zero Standard V2.0 diventerà obbligatorio dal 1° febbraio 2028 per le aziende che definiscono nuovi target.
- Da febbraio 2027 al 31 gennaio 2028 sarà possibile presentare target secondo la V1.3.1 o la V2.0; il portale di validazione per la V2.0 dovrebbe aprire nel primo trimestre del 2027.
- Le aziende con target già validati non dovranno aggiornarli subito: i near-term target esistenti restano validi fino alla riconvalida quinquennale, quando saranno rivalutati secondo la V2.0.
Target più granulari e cicli quinquennali
Scope 1 e Scope 2, prima spesso trattati insieme, diventano target distinti con copertura del 100% delle emissioni pertinenti, e si amplia il ventaglio delle tipologie di obiettivo validabili. La priorità va alla riduzione diretta dei consumi energetici e della dipendenza da fonti fossili, seguita dagli strumenti di mercato a livello di gruppo di attività e infine dalle azioni a livello di settore. L'anno base di riferimento diventa quello più recente disponibile.
Per lo Scope 3 l'approccio è più flessibile e proporzionato al contesto aziendale: anziché un unico modello di riduzione, la V2.0 richiede un'analisi delle categorie rilevanti e consente di fissare obiettivi di diverso tipo, purché dimostrino un utilizzo credibile e trasparente delle leve di influenza disponibili sulla catena del valore. A questo si aggiunge un cambio di logica temporale: i target diventano cicli di cinque anni, al termine dei quali i progressi vengono valutati e i nuovi obiettivi tengono conto di quanto realizzato nel periodo precedente.
Piano di transizione, verifica indipendente e responsabilità continua
Tutte le aziende dovranno dotarsi di un piano di transizione approvato al massimo livello di governance, con le leve di decarbonizzazione e gli investimenti previsti. Per la Categoria A il documento va reso pubblico entro 15 mesi dalla validazione, e i dati di anno base e le metriche di progresso vanno sottoposti a verifica indipendente di terza parte.
Lo standard introduce anche il principio del best effort: le aziende devono impiegare tutte le leve ragionevolmente disponibili ed essere trasparenti sulle difficoltà incontrate; nel reporting annuale vanno comunicati non solo i progressi ma anche ostacoli, lacune e azioni correttive, e un progresso insufficiente in un ciclo si traduce in obiettivi più stringenti nel ciclo successivo. Viene inoltre istituito un riconoscimento volontario per le aziende che finanziano rimozioni di carbonio ad alta integrità come complemento, e non sostituto, della riduzione diretta, con un obbligo di responsabilità progressiva sulle emissioni residue dal 2035 per la Categoria A.
Cosa significa in pratica
La validazione dei target smette di essere un traguardo puntuale e diventa l'inizio di un percorso di rendicontazione continua, con dati di anno base solidi, target distinti per scope, un piano di transizione verificabile e, per le imprese maggiori, verifica indipendente ricorrente. Sono in larga parte gli stessi elementi richiesti dall'ESRS E1, il che rende naturale trattare target climatici e rendicontazione di sostenibilità come un unico percorso.
Come supportiamo le aziende
Il calcolo delle emissioni di Scope 1, 2 e 3 secondo il GHG Protocol resta il punto di partenza di ogni target credibile, e diventa ancora più centrale un'analisi approfondita dello Scope 3. Sul fronte della verifica, il nuovo standard richiede che inventari GHG, target e progressi siano verificati da un ente indipendente, un ruolo che ricopriamo attraverso i nostri servizi di assurance secondo ISAE 3000. A completare il quadro, la double materiality supporta l'identificazione delle categorie di catena del valore rilevanti, mentre il bilancio di sostenibilità secondo GRI, ESRS o VSME diventa il documento in cui target, piano di transizione e dati di avanzamento trovano una base unica.
Perché scegliere noi
Affianchiamo le aziende lungo l'intero percorso di decarbonizzazione, dal calcolo delle emissioni alla definizione dei target scientifici, fino alla rendicontazione e alla verifica indipendente secondo gli standard internazionali, per affrontare la transizione allo standard 2.0 come parte di un unico sistema di dati ESG solido e verificabile.
Il Gruppo SGS
SGS è l'azienda leader nel mondo per i servizi di ispezione, verifica, analisi e certificazione. Gestiamo una rete di oltre 2.500 laboratori e uffici in 115 paesi, supportata da un team di 100.000 professionisti dedicati. Con oltre 145 anni di eccellenza nel servizio, coniughiamo la precisione e l'accuratezza che definiscono le aziende svizzere per aiutare le organizzazioni a raggiungere i più elevati standard di qualità, compliance e sostenibilità.
La nostra brand promise - when you need to be sure - sottolinea il nostro impegno in termini di affidabilità, integrità e fiducia, consentendo alle aziende di prosperare con certezza. Siamo orgogliosi di poter fornire servizi altamente qualificati con il marchio SGS e marchi specializzati affidabili, tra i quali Applied Technical Services, Brightsight, Bluesign e Nutrasource.
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