Guida chiara ai nuovi obblighi, alle opportunità per le imprese e ai prossimi step normativi
La rendicontazione di sostenibilità in Europa sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Con l’introduzione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e degli EuropeanSustainability Reporting Standards (ESRS), l’Unione Europea ha definito un nuovo quadro normativo volto a rendere le informazioni ESG più strutturate e comparabili.
Nella prima metà del 2025 l’impianto è stato rivisto attraverso il cosiddetto pacchetto Omnibus, con l’obiettivo di rendere gli obblighi più proporzionati e migliorare l’effettiva attuabilità per le imprese.
Cosa significa questo nel concreto?
La CSRD è la direttiva che stabilisce chi è tenuto a rendicontare le informazioni di sostenibilità, con quali responsabilità e secondo quali tempistiche. Gli ESRS rappresentano invece gli standard tecnici che definiscono in modo puntuale come rendicontare, indicando metriche e contenuti informativi in ambito ESG.
Insieme, CSRD ed ESRS trasformano il bilancio di sostenibilità da esercizio volontario a strumento di governance, gestione dei rischi e comunicazione verso il mercato.
L’esperienza dei primi mesi di applicazione della CSRD ha evidenziato criticità operative, dovute all’eccessiva complessitàe oneri amministrativi. Il pacchetto Omnibus nasce per rispondere a queste esigenze, con l’intento di rendere il sistema più efficiente e maggiormente allineato alle capacità operative delle imprese.
Si tratta quindi di un intervento di razionalizzazione che mira a migliorare la proporzionalità degli obblighi e al contempo preservare la qualità delle informazioni.
Uno degli elementi più rilevanti riguarda il perimetro di applicazione della CSRD, che viene ristretto alle imprese di maggiori dimensioni e impatto. L’obbligo di rendicontazione si applica ora alle aziende con più di 1.000 dipendenti e un fatturato netto superiore a 450 milioni di euro, incluse alcune società extra-UE con attività significative nel mercato europeo.
Un ulteriore elemento chiave è la revisione delle tempistiche di applicazione. Il pacchetto Omnibus introduce una maggiore gradualità, con proroghe e fasi transitorie che consentono alle imprese di pianificare in modo più efficace l’adeguamento dei processi, dei sistemi informativi e delle competenze interne. L’entrata in vigore completa degli obblighi di due diligence è prevista in modo progressivo fino al 2029.
Parallelamente alle modifiche legislative, sono in corso revisioni tecniche degli ESRS con l’obiettivo di migliorarne la chiarezza e la praticabilità. Le principali linee di intervento riguardano la riduzione delle duplicazioni narrative, una maggiore centralità della doppia materialità come guida per la rendicontazione, una maggiore flessibilità nella raccolta dei dati di catena del valore nella fase iniziale e chiarimenti su metriche complesse.
Gli ESRS risultano ora più orientati a supportare le aziende nell’integrazione della sostenibilità nei processi decisionali e di gestione.
Un esempio concreto di semplificazione riguarda sia il processo di doppia materialità sia l’applicazione degli ESRS. In precedenza, l’analisi di doppia materialità richiedeva una documentazione estesa e spesso ripetitiva all’interno dei singoli standard tematici; oggi, invece, le aziende possono concentrare la descrizione del processo, dei criteri di valutazione e dei risultati in ESRS 2. In tutti i casi, l’obiettivo è ridurre le duplicazioni e gli oneri operativi, migliorando al contempo la chiarezza e l’allineamento con gli standard internazionali.
Dal punto di vista istituzionale, il pacchetto Omnibus ha già superato importanti passaggi politici, tra cui l’approvazione del Parlamento Europeo e l’allineamento con il Consiglio dell’Unione Europea. Per la piena efficacia giuridica delle modifiche sono ancora necessari alcuni step formali.
In particolare, è attesa la pubblicazione dei testi definitivi nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, seguita dalla trasposizione delle modifiche negli ordinamenti nazionali. A ciò si aggiunge l’adozione degli atti delegati e degli aggiornamenti tecnici agli ESRS, nonché dei futuri standard di assurance sulla rendicontazione di sostenibilità.
Fino al completamento di questi passaggi, le imprese sono chiamate a muoversi con un approccio prudente ma proattivo, preparandosi ai nuovi requisiti senza rimandare l’adeguamento operativo.
Un quadro normativo più chiaro e proporzionato consente alle imprese di ridurre gli oneri di compliance non strategici e di concentrarsi sugli aspetti realmente rilevanti per il business. L’adozione di un sistema di rendicontazione strutturato migliora la qualità delle informazioni ESG, rafforza il dialogo con investitori e stakeholder e supporta l’integrazione della sostenibilità nei processi di gestione dei rischi e di definizione della strategia.
Per le organizzazioni che scelgono di affrontare la CSRD in modo consapevole, il reporting diventa un vero strumento di creazione di valore e non un semplice adempimento normativo.
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